Bivacco A. Corti - Val d'Arigna

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Bivacco A. Corti

Rifugi

Mt 2499
BIVACCO ALFREDO CORTI

CONTATTI DEL RIFUGIO

PROPRIETA': CAI Sezione Valtellinese di Sondrio
CHIAVI: Sempre Aperto

INFORMAZIONI UTILI

PROVINCIA: Sondrio
LOCALITA': Vedretta del Lupo
COMUNE: Ponte in Valtellina - VALLE: Val d'Arigna
COORDINATE GPS 46.077583° N 9.988007° E
CARTOGRAFIA: IGM 1:25000 Castello dell'Acqua - Kompass 1:50000 Berina-Sondrio

ACCESSO AL RIFUGIO

Da Centrale Armisa
Tempo: 4/5 ore Dislivello: 1450 mt
Tipo: Escursionista esperto

Da Rifugio Donati attraverso il Passo di Scotes e il Passo Biorco
Tempo: 3 ore Dislivello: Risalita ai Passi Biroco e Scotes
Tipo: Escursionista Esperto con attrezzatura

Da Bivacco Resnati
Tempo: 1/2 ore Dislivello: 650 mt
Tipo: Escursionista Esperto........ ..  ..

“Al dottor ALFREDO CORTI – delle sue montagne studioso infaticato 
scalatore maestro – la Sezione Valtellinese del C.A.I. – 1930-VIII” 


Vedi LINK inaugurazione del Bivacco Corti

Orientamento: ci troviamo in un bellissimo punto panoramico che domina quasi interamente la val d'Arigna e permette di osservare da vicino il ghiacciaio del Lupo. In direzione sud-est potete poi notare il passo di Coca, importante nodo di comunicazione nei secoli scorsi fra Valtellina e val Seriana. A ovest si sale invece sulla bocchetta di Scotes per poi scendere nell'alta val Caronno. A nord infine il panorama sull'alta Valtellina. Con un po' di attenzione si può anche riconoscere il tetto del rifugio Pesciola.

Descrizione: Lasciata la macchina al punto di partenza 1 si inizia la salita su una strada cementata e "spaccagambe". Per di più con i muscoli freddi questo prima oretta di cammino potrebbe essere molto faticosa e vi consigliamo di non forzare l'andatura, potrebbe essere "fatale" più avanti. Si segue la strada carrozzabile fino al chioschetto del parco delle Orobie dove la strada finalmente diventa orizzontale per qualche metro (si può trovare poco più avanti sulla destra vicino ad un tavolo da picnic una fontanella utile per ricaricare le borracce). Siamo giunti in località Foppe e il sentiero prosegue sempre dritto (in direzione sud; continuando a salire in direzione est si prosegue verso il rifugio Pesciola) superando le Baite Prataccio e Michelini. Attraversati anche gli ultimi prati e pascoli, il sentiero si restringe inoltrandosi nel cuore della valle sempre in direzione sud.  Non abbiate timore però, la traccia è chiara e ben riconoscibile dai segnali bianco-rossi. Si guada un piccolo torrente che nasce dalle vedrette del Druet e si prosegue sul sentiero fino a giungere ad un bivio: a sinistra si può raggiungere il bivacco Resnati (segnali rosso-blu), a destra si prosegue verso il rifugio Corti (vedremo più avanti che una salita alternativa al rifugio passa proprio dal bivacco Resnati). Seguendo la "via normale" si attraversa il letto di un torrente ormai in secca (raccoglieva tutte le acque provenienti dai ghiacciai sovrastanti che negli ultimi anni non sono certo ai loro massimi splendori) per poi risalire un pezzo del vallone dello Scimur tra rocce, verdi pascoli e i maros (ontani). Ci aspetta adesso uno dei tratti più impegnativi per superare un salto roccioso. Bisogna stare attenti a trovare il segnale per l'inizio di questo tratto, in direzione ovest. Il sentiero risale con numerosi tornanti e gradoni ("la scala delle Orobie") fino ad un grande masso sul quale è appeso un cartello del sentiero Credaro (qui troverete uno degli ultimi punti in cui rifornirsi di acqua quindi è meglio approfittarne). Poco dopo si incontra un bivio: andando dritti si può raggiungere l’alpeggio di Quai e successivamente il rifugio O. Donati o le dighe di S. Stefano (scarsità di segnaletica e sentiero maltenuto); svoltando a sinistra si prosegue invece per il rifugio Corti.
Il sentiero scompare e si prosegue su grandi rocce, a volte instabili, sulle quali sono comunque ottimi i segnali bianco-rossi. Da questo punto in poi, in sequenza, si supera un primo dosso, si ritrova un sentiero tracciato ma un po' franoso (attenzione a dove si mettono i piedi) fino a superare un secondo dosso. Sulla cima del secondo dosso troverete un bel prato verde, pianeggiante, ideale per una sosta o per ammirare il panorama che, da questa altezza, comincia ad essere interessante. Il sentiero prosegue su roccia marcia e assume una pendenza importante ma sono gli ultimi sforzi. Bisogna fare attenzione soprattutto agli ultimi passaggi in cui è utile aiutarsi con le mani per mantenere l’equilibrio; la progressione in questo tratto è più simile ad una arrampicata che ad un trekking. Quando si incomincia a pensare che la meta non arrivi più ecco spuntare sulla destra il rifugio. Anche il rifugio Corti è stato raggiunto! (se avete bisogno di acqua potete raggiungere un ruscelletto che scende dalla bocchetta di scotes, alla stessa altezza e in direzione nord-ovest rispetto al rifugio).

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