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Nella valle del torrente Armisa ci sono molti ghiacciai, alcuni di importanti dimensioni, altri di ben più modeste che, verosimilmente causa condizioni climatiche (scarse precipitazioni invernali, temperature alte, ecc..), si stanno purtroppo ritirando a vista d’occhio. In Val d’Arigna esistono tutt’oggi almeno 8 ghiacciai che sono il Druet, Fascere, Val Sena, Lupo, Dente di Coca, Pioda inferiore e superiore, Pizzo di Scotes e non ultimo il Marovin. Sono tutti alimentati da valanghe tranne il ghiacciaio del Lupo, il maggiore dei ghiacciai orobici, che ha alimentazione diretta. Da qui si spiega in parte anche la differenza tra questo ghiacciaio, che presenta la fronte molto crepacciata (evidentissima nell’estate inoltrata dal Rif. Corti), in confronto agli altri, che si presentano con superficie piuttosto piatta.
Merita una citazione anche il Marovin che si inerpica sulle pendici del Pizzo di Coca (3052 m); è il ghiacciaio lombardo con la fronte posta alla quota più bassa, fatto dovuto alla posizione (nord), e alle abbondanti precipitazioni invernali che gli permettono di estendere la sua fronte, parzialmente ricoperta da detriti morenici, fino ai 2000 m del vallone dello Scimur. Nonostante negli anni Ottanta si registrava una fase di espansione, anche il Ghiacciaio dei Marovin (dei rododendri) si è molto ridotto da quando, all’inizio del secolo, Corti lo descriveva per la prima volta (vedi “Curiosità”). Sebbene Corti fu il primo a farne un’accurata descrizione, il primo a studiarne le caratteristiche fu il valtellinese Antonio Cederna, uomo politico ed imprenditore nonché esploratore alpino del '800. In molti sostengono che fu lui, accompagnato dalle guide alpine Antonio Baroni e Andrea Valesini, il giorno 11 settembre 1889, a risalire la tormentata superficie del ghiacciaio e a compiere la prima ascensione al Pizzo Coca dal versante Nord.
Ecco un link ad un interessante video realizzato da un equipe del Servizio Glaciologico Lombardo durante un escursione glaciologica. Clicca qui per visualizzare il filmato.


