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Storia e arte
ARTICOLO TRATTO DA “UN PAESE DI NOME PONTE”
(Edizioni Biblioteca comunale di Ponte in Valtellina)
Cenni storici sulle chiese della Val d’Arigna
Sazzo – un tempo era un centro religioso importante dal quale dipendevano Albareda e Briotti; nel 1589, data della visita del vescovo Niguarda, i tre villaggi contavano 85 famiglie e cioè circa 500 persone.
La CHIESA PARROCCHIALE DI S. MICHELE fu originariamente una cappella di patronato della potente famiglia Quadrio la quale ebbe un suo fortilizio, sulla rupe a pochi passi dalla chiesa, di cui si scorge ancora qualche rudere. Soltanto nel 1608 la cappella fu demolita per cedere posto ad una grande chiesa ad opera del ticinese Gaspare Aprile e ultimata, per quanto riguarda la parte muraria, verso il 1662. In quell’anno Papa Alessandro VII concesse il permesso di erigervi una cappella in onore dell’allora beato Luigi Gonzaga. La chiesa fu consacrata nel 1664 dal Cardinale Federico Borromeo, quando la venerazione del futuro santo aveva raggiunto grande diffusione in Valtellina, tanto che l’edificio sacro, pur rimanendo consacrato a S. Michele, cominciò ad essere conosciuto come il Santuario di S. Luigi Gonzaga. La facciata, a due piani, incoronata da un timpano, domina sull’abitato e spicca tra il verde dei boschi che lo circondano. Sia la parte superiore che quella inferiore contano quattro coppie di lesene, separate da un cornicione aggettante ma perfettamente sovrapposte, che danno slancio a tutta la fronte. Negli interspazi laterali, sia sopra che sotto, vi sono piccole nicchie uguali, rimaste vuote, mentre i due centrali comprendono il portale in pietra verde con timpano spezzato, e sopra una trifora serliana sormontata da una nicchia uguale alle altre. La parte inferiore è ampliata, sui due lati, dalle cappelle laterali che si allineano alla facciata. L’interno è ad una sola navata con volta a botte divisa in tre campate, con affreschi recenti. Vi sono tre cappelle su ogni lato. Sulla controfacciata, sopra la bussola, vi è un grande fregio in stucco colorato che contiene una lunga scritta nella quale sono ricordate le date salienti dell’edificio. In alto sono appese due grandi tele seicentesche con scene sacre poco leggibili. Nella prima cappella di sinistra è collocata la vasca battesimale sormontata da una copertura in legno intagliato a forma di tempio ottagonale (secolo XVII), sopra la quale si vede una tela divisa in quattro scomparti da un’architettura dipinta. Il maggiore di essi occupa la parte superiore e reca la scena di Cristo in croce assistito dalla Vergine e S. Giovanni con ai lati i due ladroni, mentre quelli sottostanti rappresentano S. Francesco, S. Giovanni che battezzò Gesù, S. Maurizio. L’opera risale al 1596 ed è attribuita a Cipriano Valorsa. Sulla parete di s. della cappella vi è una tela raffigurante un Miracolo di S. Nicola di Bari (secolo XVII); su quella opposta ve n’è un'altra raffigurante la Madonna, Gesù e santi, avente in alto, e su parte dei due lati, degli ovali con le scene dei Misteri del Rosario (Giovanni Battista Marcolino, secolo XVII). Sull’altare barocco in stucco della seconda cappella di s. vi è un dipinto, restaurato di recente, raffigurante un Miracolo di S. Nicola di ispirazione morazzoniana (secolo XVII). Ai lati dell’altare vi sono due statue in stucco che rappresentano S. Sebastiano e S. Rocco (secolo XVIII). Tutta la cappella, come del resto la terza a sinistra e le due ultime sul lato opposto, è adornata di stucchi che si estendono anche esteriormente sopra l’arco. La terza cappella di sinistra ha pure un altare in stucco adorno di colonne tortili e un ricco fastigio con una tela raffigurante S. Luigi Gonzaga, attorniata da una ghirlanda di fiori sorretta da angioli inginocchiati; essa fu inviata da Como nel 1608. Sull’angolo di sinistra, presso il presbiterio, sorge un confessionale sormontato dal pulpito, ambedue in legno intagliato e dorato, sopra i quali vi è un fastoso baldacchino con una statua di S. Michele che debella i diavoli (secolo XVII). Nel presbiterio, a sinistra, vi è la cantoria in legno intagliato con dorature e, di fronte, l’organo con la cassa pure in legno intagliato con fregi dorati. L’altar maggiore è costituito da un monumentale ciborio in legno scolpito e intagliato dipinto e dorato a tre piani con nicchie separate da colonnine tortili contenenti statuine, adorno di complesse cornici e sormontato da una cupoletta a forma di bulbo con una statua del Redentore (Pietro Ramus, secolo XVII). Il paliotto è di fattura recente mentre sono stati tolti due piccoli portali con colonnine tortili agli stipiti che posti ai lati dell’altare, lo univano alle pareti laterali del presbiterio; i due portali ora sono disposti sulle pareti sotto la cantoria. Le due statue lignee, che erano al centro della cimase, sono state poste su piccole mensole collocate sulla parete di fronte, ai lati di un affresco che rappresenta S. Michele che debella i demoni (secolo XVII / XVIII). Il 3° altare di destra ha una ricca ancona in stucco nella cui nicchia vi è una statua moderna della Madonna, di nessun pregio artistico. Nel 2° altare, dedicato a S. Antonio, si notano soprattutto gli stucchi eseguiti da un artista più raffinato degli altri che operarono nel tempio (secolo XVIII). Sull’altare della prima cappella di destra vi è una mediocre tela raffigurante la SS. Trinità con santi e le anime purganti (secolo XVIII). Negli interspazi tra le cappelle sono praticate delle nicchie sovrapposte a due a due, di cui le più in basso accolgono delle figure in stucco colorato dei quattro Evangelisti e quelle superiori i busti di quattro Dottori della Chiesa (secolo XVII / XVIII). La chiesa possedeva un prezioso reliquario in lamina d’argento sbalzato con varie pietre dure donato dalla nipote di S. Luigi, Giovanna Gonzaga, sottratto nel 1942 e sostituito con un altro donato di recente dagli uomini cattolici della Diocesi di Como. Vi si conservano: un calice in ottone dorato (secolo XVI), un altro in argento (1611), un terzo pure in argento (secolo XVII) e due bracci portalumi in ferro battuto (secolo XVII / XVIII). Presso la chiesa sorge un piccolo oratorio restaurato in occasione dei lavori recentemente eseguiti nel Santuario.
Fontaniva – forse più conosciuta con il nome improprio di Arigna che è quello della valle. La CHIESA DEI SANTI CARLO BORROMEO e IGNAZIO DI LOYOLA edificata nel 1623, fu ampliata nel 1867 e dichiarata chiesa parrocchiale in sostituzione della chiesa di S. Matteo. Fu consacrata nel 1893, anno in cui fu decorata di affreschi da artista sconosciuto. Essa si trova nel cuore dell’abitato vicino alla Casa parrocchiale a ad un oratorio settecentesco. La facciata, semplicissima, è scandita da quattro lesene divise in due da un cornicione; nella parte superiore vi sono un finestrone rettangolare e due nicchie e in quella inferiore l’ingresso principale. Sul lato sinistro si apre una porta sulla soglia della quale si legge Haec est domus Domini-1690. L’interno è a una sola navata con due altari laterali. Sulla controfacciata è posto un arazzo raffigurante la Vergine col Bambino e santi (secolo XIX). Alla sinistra dell’ingresso si trova la vasca battesimale in marmo bianco con una copertura a forma di tempietto ottagonale in legno intagliato (secolo XVII), attorniata da una cancellata in ferro battuto del secolo XVIII, colorata di verde. Sopra la porta laterale è collocata una tela raffigurante un Angelo che sorregge la croce adorata dai Santi Antonio Abate e S. Francesco di Paola, dipinta nella seconda metà del secolo XVIII quasi certamente da Cesare Ligari. Sopra l’altar maggiore vi è un’ancona-ciborio in legno intagliato e scolpito, dorato e dipinto a due piani e coronata da un capolino sormontato da una statuina con un santo vescovo. La parte inferiore comprende cinque nicchie separate da colonnine tortili ove sono custoditi due reliquari, l’Ecce Homo e santi. La parte superiore comprende tre nicchie con la statuina dell’Assunta e due santi (secolo XVII / XVIII). Il paliotto dell’altare è di recente esecuzione, come recenti sono i restauri subiti da tutta l’ancona. Sulla parte di sinistra del presbiterio è appesa una tela raffigurante La vergine con S. Carlo e due angioli che sorreggono il pastorale e la mitria (secolo XVIII).


