Val d'Arigna


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Rifugio A. Corti

Rifugi

Partenza: punto di partenza 1
Tempo di percorrenza:
dalle 3 1/2 alle 5 ore a seconda dell'allenamento;
Dislivello: 1458 m; partenza 1041 m, arrivo 2499 m.
Difficoltà: EE; anche se negli ultimi anni la segnaletica è migliorata resta un percorso lungo, con brevi tratti pericolosi e dove prestare particolare attenzione nel tratto finale su roccia marcia.

Caratteristiche: di proprietà del C.A.I sezione Valtellinese (per informazioni tel. 0342-214300 martedì e venerdì dopo le 21), è dotato di 6 posti letto, cucina a gas, stoviglie e qualche coperta. Sempre aperto.

Il rifugio Alfredo Corti

Lasciata la macchina al punto di partenza 1 si inizia la salita su una strada cementata e "spaccagambe". Per di più con i muscoli freddi questo prima oretta di cammino potrebbe essere molto faticosa e vi consigliamo di non forzare l'andatura, potrebbe essere "fatale" più avanti. Si segue la strada carrozzabile fino al chioschetto del parco delle Orobie dove la strada finalmente spiana (si può trovare poco più a destra vicino ad un tavolo da picnic una fontanella utile per ricaricare le borracce). Siamo giunti in località Foppe e il sentiero prosegue sempre dritto (in direzione sud; continuando a salire in direzione est si prosegue verso il rifugio Pesciola) superando le Baite Prataccio e Michelini. Attraversati anche gli ultimi prati e pascoli, il sentiero si restringe inoltrandosi nel cuore della valle sempre in direzione sud. Non abbiate timore però, la traccia è chiara e ben riconoscibile dai segnali bianco-rossi. Si guada un piccolo torrente che nasce dalle vedrette del Druet e si prosegue sul sentiero fino a giungere ad un bivio: a sinistra si può raggiungere il bivacco Resnati (segnali rosso-blu), a destra si prosegue verso il rifugio Corti (vedremo più avanti che una salita alternativa al rifugio passa proprio dal bivacco Resnati). Seguendo la "via normale" si attraversa il letto di un torrente ormai in secca (raccoglieva tutte le acque provenienti dai ghiacciai sovrastanti che negli ultimi anni non sono certo ai loro massimi splendori) per poi risalire un pezzo del vallone dello Scimur tra rocce, verdi pascoli e i maros (ontani). Ci aspetta adesso uno dei tratti più impegnativi per superare un salto roccioso. Bisogna stare attenti a trovare il segnale per l'inizio di questo tratto, in direzione ovest. Il sentiero risale con numerosi tornanti e gradoni ("la scala delle Orobie") fino ad un grande masso sul quale è appeso un cartello del sentiero Credaro (qui troverete uno degli ultimi punti in cui rifornirsi di acqua quindi è meglio approfittarne). Poco dopo si incontra un bivio: andando dritti si può raggiungere l’alpeggio di Quai e successivamente il rifugio O. Donati o le dighe di S. Stefano (scarsità di segnaletica e sentiero maltenuto); svoltando a sinistra si prosegue invece per il rifugio Corti.
Il sentiero scompare e si prosegue su grandi rocce, a volte instabili, sulle quali sono comunque ottimi i segnali bianco-rossi. Da questo punto in poi, in sequenza, si supera un primo dosso, si ritrova un sentiero tracciato ma un po' franoso (attenzione a dove si mettono i piedi) fino a superare un secondo dosso. Sulla cima del secondo dosso troverete un bel prato verde, pianeggiante, ideale per una sosta o per ammirare il panorama che, da questa altezza, comincia ad essere interessante. Il sentiero prosegue su roccia marcia e assume una pendenza importante ma sono gli ultimi sforzi. Bisogna fare attenzione soprattutto agli ultimi passaggi in cui è utile aiutarsi con le mani per mantenere l’equilibrio; la progressione in questo tratto è più simile ad una arrampicata che ad un trekking. Quando si incomincia a pensare che la meta non arrivi più ecco spuntare sulla destra il rifugio. Anche il rifugio Corti è stato raggiunto! (se avete bisogno di acqua potete raggiungere un ruscelletto che scende dalla bocchetta di scotes, alla stessa altezza e in direzione nord-ovest rispetto al rifugio)

Orientamento: ci troviamo in un bellissimo punto panoramico che domina quasi interamente la val d'Arigna e permette di osservare da vicino il ghiacciaio del Lupo. In direzione sud-est potete poi notare il passo di Coca, importante nodo di comunicazione nei secoli scorsi fra Valtellina e val Seriana. A ovest si sale invece sulla bocchetta di Scotes per poi scendere nell'alta val Caronno. A nord infine il panorama sull'alta Valtellina. Con un po' di attenzione si può anche riconoscere il tetto del rifugio Pesciola.

Itinerari dal e per il rifugio:
- al Rif O. Donati, (3 ore senza sentiero) richiede una buona conoscenza del territorio oltre che una buona forma fisica e senso dell’orientamento; probabilmente il passaggio è attraverso la bocchetta di Scotes ma non ne siamo certi. Confidiamo di riprovare questo itinerario e poter darvi informazioni utili nel 2008 o aspettiamo vostre segnalazioni.
- salita passando dal bivacco Resnati (2 1/2 ore): non è un itinerario semplice e segnalato perciò non è adatto a chi viene per la prima volta in val d'Arigna (bisogna già sapere dove è il rifugio Corti). Rimane scontato che per percorrere questo itinerario occorre una buona esperienza
- al passo di Coca (30 minuti circa) e rifugio Coca (2 ore): il primo tratto fino al passo di Coca (2645 m) è da percorrere sul ghiacciaio (non è particolarmente pericoloso ma si consiglia un'attrezzattura adeguata, perlomeno piccozza e ramponi). Un bellissimo colpo d'occhio su tutta la val d'Arigna vi aspetterà più o meno a metà della traversata. Arrivati al passo di Coca (dopo un piccolo salto roccioso; non è necessario arrampicare) vi affaccerete sull'alta val Seriana. Da qui bisogna scendere verso il rifugio Coca che si raggiungerò agevolmente su sentiero ben segnalato.


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Cenni storici (Tratto dal giornale “Il Popolo Valtellinese” del 6 settembre 1930):

L’INAUGURAZIONE DEL BIVACCO “ALFREDO CORTI”


“Una nuvola che bizzarramente si forma e si riforma, tra giochi di luci e di ombre, vaga sul passo di Coca, alto 2675 metri. Ai nostri giorni lo valicano scarsi alpinisti. Nel passato, fu transito aperto agli audaci che dalla Svizzera portavano nella bergamasca, attraverso la Valtellina, le merci di contrabbando. Sotto il passo è il bivacco intitolato ad Alfredo Corti, uno dei pionieri di queste alpi Orobiche. Graziosa Capannetta, in cospetto del ghiacciaio, aperta a tutti gli azzurri del cielo, a tutti gli aliti della montagna. Alle ore 10 di quest’ ultima domenica di agosto, don Emilio Che sani, salesiano coltissimo e gran camminatore, celebra la Messa. Gli alpinisti presenti, un’ottantina all’incirca, ascoltano in gran raccoglimento. Nessun ambiente al pari dell’alta montagna, persuade dall’anima di sentimento del divino. Quindi lo stesso sacerdote benedice la Capannetta. Dopo elevatissime parole del Presidente della Sezione del C.A.I. di Sondrio, nob. cav. comm. Rinaldo Piazzi, che novellamente conferma la bontà del sangue di Valtellina, compiendo a settantasette anni suonati questa po’ po’ di scarpinata. Dopo breve, appassionato discorso del Vicepresidente, prof. Amedeo Pansera che consegna al grande alpinista festeggiato una medaglia con la stessa scritta scolpita nel marmo del Rifugio:

“Al dottor ALFREDO CORTI – delle sue montagne studioso infaticato – scalatore maestro – la Sezione Valtellinese del C.A.I. – 1930-VIII”

Si accinge, tra grande commozione , a parlare lo stesso Corti. Egli narra come sia cresciuto nella severa scuola di questi monti. Fabio Besta da pochi anni aveva scritta la “Guida della Valtellina”: e ne ragionava a Tresivio con il padre del Corti: l’anima dell’adolescente si esaltava. E cominciò a salire le montagne: solo, soletto, dapprima, spesso guardato con diffidenza. “Oh se fossimo stati allora una ventina, veramente appassionati e decisi, noi italiani avremmo conquistate tutte le nostre montagne: d’averlo compiuto non sarebbe toccato in vano agli stranieri”, esclamava Alfredo Corti.
Le Orobie furono il primo amore del Corti, ed ancor quando altre imprese tra montagne ben più famose lo distrassero, il suo cuore restò devoto alle belle vette che dalla sua Tresivio si ammirano splendenti nel tramonto di fiamma.”




(Foto tratta da “Una Montagna di fotografie” – Archivio Alfredo Corti)


Breve biografia del prof. Alfredo Corti
Curiosità

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